TRUST E COPPIE DI FATTO

TRUST E COPPIE DI FATTO

Il Trust può essere efficientemente impiegato anche quale strumento di regolazione dei rapporti patrimoniali intercorrenti tra i componenti di una convivenza more uxorio (o convivenza di fatto), per la quale la legge non prevede sufficienti meccanismi di tutela.

Il legislatore ha efficacemente regolato (con la legge n.76/2016, nota come Legge Cirinnà), le questioni riguardanti la successione legittima per le unioni civili tra persone (maggiorenni) dello stesso sesso o conviventi di fatto (omosessuali o eterosessuali), equiparando i partner di unioni civili con i coniugi.

Al contrario per i conviventi di fatto non sono stati stabiliti particolari diritti di successione, rimanendo così solo la volontà della persona, tramandata tramite testamento o trust, che non potrà in ogni modo intaccare la quota di eredità dovuta ai familiari legittimari.

In questo senso il trust potrebbe rappresentare un utile strumento per introdurre un assetto regolamentare analogo a quello del matrimonio (o dell’unione civile). 

Un caso eclatante lo possiamo trovare nel caso dell'eredità di un noto cantautore scomparso nel 2012, che non ha lasciato alcun testamento ed ha quindi di fatto escluso il suo compagno di vita dalla successione, non essendo stato stipulato alcun accordo di unione civile e quindi, non potendo secondo la legge, quest’ultimo, assumere la qualità di erede.

Tale possibilità é ovviamente ipotizzabile per ogni coppia di fatto, in caso di decesso di uno dei due senza aver previsto nulla a favore del partner (tramite testamento o trust).

L’estrema utilità del trust, in questi casi, appare nella regolamentazione dei rapporti patrimoniali tra i conviventi, che consentiranno al superstite di poter fare affidamento su una certezza patrimoniale futura.

Image by Shelby Deeter